domenica, 09 gennaio 2011

Le sette sataniche in Italia

Le sette sataniche in Italia

In Italia le sette sataniche sono circa ottomila, con oltre 600mila adepti, «cui si aggiungono migliaia di nuovi culti e forme di religiosità legate a figure carismatiche». È Poliziamoderna, il periodico ufficiale della Polizia di Stato, a fare il punto sul fenomeno. «Le occasioni per aderire sono tante: Internet, negozi di musica gotica, raduni camuffati da feste, ma è difficilissimo uscirne. Un universo sotterraneo che di tanto in tanto affiora attraverso tragici casi di cronaca nera, come i delitti delle Bestie di Satana, l’omicidio della suora di Chiavenna (Sondrio) e l’assassinio di Manfredonia (Foggia), compiuto da due ragazze che sostenevano di essere possedute dal demonio». Molto spesso «la fattispecie accertate nelle indagini sono violenza privata, istigazione al suicidio, furto, vilipendio di tombe e sequestri di persona», spiega Antonio Salvatore Tonti, da sette mesi alla guida di una task force di investigatori anti-sette, che fa capo al Servizio centrale operativo della Direzione anticrimine centrale. «Quando parliamo di setta, bisogna pensare all’accezione negativa del termine -spiega il primo dirigente della Polizia di Stato- e cioè ad un’associazione che agisce ai limiti dell’ordinamento legale e che opera in modo strisciante ed occulto». Le indagini sono complesse «poiché non esiste una normativa adeguata a questa realtà. Basti pensare -rileva Poliziamoderna- al reato di plagio che è stato attenuato. A complicare ulteriormente il lavoro dei poliziotti concorre spesso anche la reticenza e la scarsa collaborazione delle vittime». Talvolta sono gli stessi familiari a segnalare gli episodi criminosi. «Usare una metodologia investigativa più incisiva diventa a volte difficile poiché nelle attività dei presunti santoni, a meno che non si riesca a dimostrare il reato di associazione a delinquere, si configurano spesso ipotesi di reato come la violenza psicologica», continua Tonti. Dimostrare il condizionamento mentale operato all’interno delle sette nei confronti di soggetti fragili richiede un lavoro accurato da parte di psicologi ed esperti. Per questo a coadiuvare il pool anti-sette ci sono anche i tecnici dell’Unità di analisi crimini violenti (Uacv) della polizia scientifica. «I nostri referenti sono le squadre mobili di tutte le questure d’Italia -spiega il capo della task force anti-sette della Polizia- e sul territorio abbiamo dei particolari sensori, come l’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, che, grazie al numero verde 800.228.86, ci segnalano situazioni connesse alle varie manifestazioni dell’occultismo, anche se, spesso, molti episodi non hanno valenza penale».

mercoledì, 05 gennaio 2011

dedicata hai miei amici

dedicata hai miei amici

 

 

Cari Amici vi volevo dire A chi ha cambiato strada ma ha ancora voglia di raccontarmi i paesaggi che vede. A chi viaggia con me perché la strada non me la chiede. A chi mi trova quando non mi cerca. A chi mi cerca senza trovarmi. A chi mi ha dato il pacco… ma era di Natale. A chi conosco da sempre e non vedo quasi mai. A chi vedo sempre e non m...i sembra di conoscere mai. A chi crede che accettarmi non vuol dire essere uguali. A chi mi aspetta anche quando non arrivo e a chi giustamente se ne va. A chi mi ha sorriso per un istante e non se n’è più andato dai ricordi. A chi ha bussato e non serviva perché era già aperto. A chi ha aperto senza bussare e mi ha trovato in mutande. A chi mi ha mandato a quel paese perché sapeva che lo avevo già visitato e mi ci muovo bene. A chi mi ha visto quando non sapevo guardarmi. A chi mi ha guardato senza vedermi. A chi non ho saputo a mia volta guardare perché tenere gli occhi chiusi costa meno fatica. A chi mi ha prestato qualcosa e poi non lo ha voluto più. A chi ritrovo quando credevo di esserci persi. A chi ho perso perché forse non ci eravamo mai trovati. A chi amo senza chiedermi perché. A chi mi ama senza chiedersi perché. A chi crede che dei perché chi se ne frega. A chi mi fa domande difficili perché così non mi arrendo. A chi non c’è più perché il suo viaggio è diventato il cielo. A chi dal cielo mi sorride di vento e di sole. A chi mi ha stretto la mano quando non sapevo più ascoltare ed era inutile dirmi parole. A chi ho colpito più forte che potevo perché era a me stesso che volevo fare male. A chi c’è stato anche dopo quando gli altri se n’erano andati. A chi sa bene che non si sa mai. A chi mi merito ogni giorno e anche a chi non mi merito più. A chi ho chiamato tanto. A chi non ho chiamato più. A chi non mi ha detto "Fai come ti pare". A chi proprio non mi ha detto niente. A chi ho carezzato a lungo perché la pelle dice di più. A chi ho gridato contro tutto l’amore che c’era e mi ha risposto col silenzio. A chi il silenzio me lo ha insegnato. A chi mi ha mostrato i granelli prima degli universi. A chi mi ha messo la sabbia nelle scarpe non per dispetto ma per farmi ricordare il mare. A chi mi trova le parole quando le ho finite e lo fa semplicemente guardandomi. A chi mi dice "che bello sentirti" e non "da quanto non ti fai sentire". A chi mi ha regalato un morso del suo tempo per nutrirmi quando la fame era diversa. A chi riceve questo augurio perché di me sa quello che serve, mi chiede quel che posso, non si aspetta nulla e per questo avrà di più…

mi sembra di conoscere mai. A chi crede che accettarmi non vuol dire essere uguali. A chi mi aspetta anche quando non arrivo e a chi giustamente se ne va. A chi mi ha sorriso per un istante e non se n’è più andato dai ricordi. A chi ha bussato e non serviva perché era già aperto. A chi ha aperto senza bussare e mi ha trovato in mutande. A chi mi ha mandato a quel paese perché sapeva che lo avevo già visitato e mi ci muovo bene. A chi mi ha visto quando non sapevo guardarmi. A chi mi ha guardato senza vedermi. A chi non ho saputo a mia volta guardare perché tenere gli occhi chiusi costa meno fatica. A chi mi ha prestato qualcosa e poi non lo ha voluto più. A chi ritrovo quando credevo di esserci persi. A chi ho perso perché forse non ci eravamo mai trovati. A chi amo senza chiedermi perché. A chi mi ama senza chiedersi perché. A chi crede che dei perché chi se ne frega. A chi mi fa domande difficili perché così non mi arrendo. A chi non c’è più perché il suo viaggio è diventato il cielo. A chi dal cielo mi sorride di vento e di sole. A chi mi ha stretto la mano quando non sapevo più ascoltare ed era inutile dirmi parole. A chi ho colpito più forte che potevo perché era a me stesso che volevo fare male. A chi c’è stato anche dopo quando gli altri se n’erano andati. A chi sa bene che non si sa mai. A chi mi merito ogni giorno e anche a chi non mi merito più. A chi ho chiamato tanto. A chi non ho chiamato più. A chi non mi ha detto "Fai come ti pare". A chi proprio non mi ha detto niente. A chi ho carezzato a lungo perché la pelle dice di più. A chi ho gridato contro tutto l’amore che c’era e mi ha risposto col silenzio. A chi il silenzio me lo ha insegnato. A chi mi ha mostrato i granelli prima degli universi. A chi mi ha messo la sabbia nelle scarpe non per dispetto ma per farmi ricordare il mare. A chi mi trova le parole quando le ho finite e lo fa semplicemente guardandomi. A chi mi dice "che bello sentirti" e non "da quanto non ti fai sentire". A chi mi ha regalato un morso del suo tempo per nutrirmi quando la fame era diversa. A chi riceve questo augurio perché di me sa quello che serve, mi chiede quel che posso, non si aspetta nulla e per questo avrà di più…

venerdì, 26 novembre 2010

"Sabrina, tira fuori le unghie

"Sabrina, tira fuori le unghie"

"Live", la lettera di Valentina Misseri

"Cara Sabrina, vorremmo riaverti a casa il più presto possibile". Comincia così la lettera che Valentina Misseri ha scritto alla sorella Sabrina, a tre mesi esatti dall'assassinio di Sarah Scazzi. La missiva integrale verrà mostrata in esclusiva e letta integralmente nella puntata di "Live", in onda stasera alle 24 su Italia Uno e in diretta Internet su Tgcom. Valentina, in una manciata di righe, ripercorre i giorni felici. "Mi manca il tuo sorriso, la tua voce - scrive - le tue critiche nei miei confronti"

C_0_articolo_496824_listatakes_itemTake_0_immaginetake.jpg

 

Una sorella urla la propria innocenza, l'altra scrive. Valentina non è nuova a missive destinate a Sabrina ma questa è particolare perché sono giorni sempre più duri per la detenuta. Dopo l'incidente probatorio con Michele Misseri, la sua situazione è peggiorata. Sempre quasi spalle al muro, E in momento così difficile Valentina la incita a non mollare: "Adesso devi mostrare davvero la tua forza e il tuo coraggio, - si legge nella missiva - tira fuori le unghie e continua a lottare"

Dubbi sulla sua colpevolezza? Apparentemente nessuno: "Sono certa che Sarah vuole che tutti conoscano la verità e in questa verità tu non compari. Un abbraccio. Valentina"

E oggi sono tre mesi esatti dalla scomparsa e dalla morte di Sarah. In questo arco di tempo, oltre all'inchiesta principale sono state aperti altri quattro fascicoli penali, più uno all'ordine degli avvocati di Taranto per presunte violazioni al codice deontologico. Nella prossima settimana potrebbero esserci dei nuovi sopralluoghi, nuovi interrogatori e soprattutto potrebbero arrivare i risultati dei Ris di Roma, che potrebbero mettere fine al giallo.